13 marzo

13 MARZO 1899: Béla Guttmann, il 4-4-2 e una maledizione 

Massimo Cecchi
 
Tra i tanti tecnici di football del novecento che hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo tattico del gioco, un posto di rilievo lo occupa senza dubbio l’ungherese Béla Guttmann. Egli nasce oggi 13 marzo nell’ultimo anno del diciannovesimo secolo e, dopo una carriera agonistica non folgorante, comincia ad allenare sfoderando da subito doti carismatiche indispensabili per motivare i propri giocatori. Oltre questo, Guttmann cercò da subito di innovare il gioco delle proprie formazioni, arrivando a introdurre in Brasile - al termine di alterne fortune anche in Italia alla guida di Padova, Triestina, Milan e Vicenza - uno schema tattico ancora oggi ampiamente utilizzato: il 4-4-2. Munendo maggiormente la difesa e alimentando maggiormente l’attacco con lo spostamento di due giocatori dal classico schema WM, il San Paolo di Guttmann vinse il “paulistão” prima di approdare in Portogallo, al Porto e poi al Benfica, club con i quali si aggiudicò tre campionati, una Coppa nazionale e due Coppe dei Campioni. Nel 1962, al termine di una delle sue trionfali stagioni con il Benfica, per una lite con la società circa un premio in denaro da lui richiesto e negato, Guttmann lanciò la sua nota maledizione nei confronti del Benfica che, da quel momento non ha più vinto una Coppa del Campioni pur disputando ben cinque finali: contro il Milan nel 1963, contro l’Inter nel 1965, contro il Manchester United nel 1968, contro il PSV nel 1988 e ancora contro il Milan due anni dopo. 
L’aspetto buffo è che al Benfica ci credono davvero a questa fregnaccia della maledizione, tanto è vero che lo stesso grandissimo Eusebio, prima della finale del 1990 contro il Milan, andò a chiedere una “dispensa” sulla tomba del grande tecnico scomparso pochi anni prima. I più convinti della buia profezia, allargano il discorso delle finali anche alle altre competizioni continentali citando la finale di Coppa U.E.F.A. del 1983 perduta dal Benfica contro l’Anderlecht, e quelle di Europa League del 2013 e del 2014 perdute rispettivamente contro il Chelsea e il Siviglia.
Insomma: a Lisbona confondono la sfiga con le fattucchiere. 
C’è qualcuno che si augura di incontrare i portoghesi in un’ipotetica finale della Fiorentina?      
 
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