Con grande gioia la fondazione del Museo Fiorentina informa tutti gli sportivi di Firenze che i lavori di ristrutturazione della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas sono terminati! La società, fondata nel 1877, che la sede nell'antico refettorio del Convento di Santa Maria Novella, è stata completamente rinnovata e durante i lavori sono stati scoperti dei bellissimi affreschi ottocenteschi, presenti sulle volte della sala, che rendono l'ambiente ancora più prezioso ed unico al mondo per praticare Sport. Proprio in quella sala, utilizzata anche per le assemblee dei soci, nell'estate 1926 venne realizzata l'unione delle sezioni calcio della Libertas e del Club Sportivo Firenze per dar vita alla nostra amata Fiorentina. I rossogigliati della Libertas concessero alla neonata società di giocare nello Stadio Velodromo Libertas di via Bellini. Durante i festeggiamenti sarà presentato anche un breve saggio dedicato all'opera di restauro dalla Foundation for Sports History Museums. Tutti sono invitati alla festa inaugurale che avrà inizio alle ore 12.00 di Sabato 19 Maggio 2012, con il "taglio del nastro" insieme all'assessore allo Sport e vicesindaco dottor Dario Nardella. Sarà dunque possibile visitare la Palestra ed assistere fino alle ore 19.00 a diverse esibizioni in programma.
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Con una stagione in viola, Nereo Rocco è un allenatore che ha lasciato il segno a ogni suo passaggio nei piccoli e grandi club, fino alla conquista delle più prestigiose coppe a livello internazionale. Rocco è uno dei personaggi più affascinanti della storia del calcio italiano del dopoguerra. Certamente, quello che ha tramandato di sè il ricordo più vivo e vitale, malgrado siano passati trentatre anni dalla sua scomparsa. "La Leggenda del Paròn" è l’affettuoso omaggio di Trieste al grande tecnico, allestito a cent’anni dalla nascita, il 20 maggio 1912, quando, all’anagrafe, Nereo faceva ancora Roch, eredità di una famiglia di origine viennese.
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Il Museo Fiorentina ha avuto l'onore ed il piacere di collaborare coi curatori della mostra dedicata al centenario di Nereo Rocco prestando materiale del proprio archivio storico fotografico. Il prossimo 20 maggio Nereo Rocco avrebbe compiuto cento anni e Trieste, la sua città, lo festeggia con una grande mostra multimediale e interattiva aperta al pubblico dal 16 maggio al 31 luglio 2012. Alla mostra "Nereo Rocco. La leggenda del Paròn", realizzata al magazzino 26 del Porto Vecchio, si celebra la storia degli italiani ed il calcio attraverso la sua vita. E' la storia di un uomo schietto e tenace, onesto e concreto, che parlava sempre e solo in dialetto. La mostra è intessuta di ricordi, aneddoti, oggetti, filmati d'epoca, foto, finanche con Mina. Un allestimento multimediale curato da uno dei più autorevoli biografi del Paròn, il giornalista Gigi Garanzini, che non ha dimenticato le maglie, le foto e i documenti d'epoca.
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La passione per il calcio del giovane Nereo nacque assistendo alle partite della neonata Unione Sportiva Triestina, la quale disputava le proprie partite in un campo di calcio vicino a casa sua. Diventò ben presto titolare, a soli 18 anni, nel ruolo di mezz'ala. Con la Triestina giocò per otto stagioni, a partire dal campionato 1930-1931. Nel 1937 passò al Napoli, quindi al Padova in Serie B. Indossò la maglia della Nazionale nella partita di qualificazione al campionato mondiale di calcio 1934, a Milano contro la Grecia, vinta dagli azzurri per 4-0.
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L’immagine è talmente famosa da essere diventata un’icona della storia del calcio italiano. Durante un allenamento al Filadelfia si riconoscono Loik, Mazzola, Castigliano, Grava, Gandolfi, Gabetto, Ossola, Operto, Tomà e Romeo Menti. E’ soltanto una parte dell’invincibile armata sportiva che ha riempito di orgoglio nazionale il nostro sport. Ho visto decine di volte questa immagine, ogni volta pensando al destino di questi ragazzi, ma inorgogliendomi per quel passo sicuro del Capitano Valentino seguito dai Suoi compagni senza esitazione e, soprattutto, senza la spocchia e l’alterigia che sovente sfoggiano i vincitori. Eppure all’epoca questi giovanotti non erano soltanto vincitori: erano dominatori assoluti senza la minima insidia da parte di alcuna squadra.
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La Foundation for Sports History Museums, sabato 5 maggio 2012 presso la European School of Economics in Palazzo Rosselli Del Turco in Borgo Santi Apostoli 19 a Firenze, ospiterà il convegno "Sport e Identità" e l'assemblea generale ordinaria del 2012 della Società italiana di Storia dello Sport.
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Nell'immaginario dei tifosi viola è il precursore di Ovrebo, nella realtà l'esecutore di un delitto perfetto. Come il panciuto arbitro norvegese, Emilio Soriano Aladren, giudice di gara spagnolo, rappresentò nel 1990 tutta la pochezza e l'inadeguatezza di un direttore di gara per una finale europea. Parliamo del 2 maggio 1990, della finale d'andata di Coppa UEFA tra Juventus e Fiorentina, di una partita stradominata dai viola e terminata, immeritatamente, per tre reti ad una dagli avversari. Ma andiamo con ordine. "Che notte quella notte" direbbe Buscaglione. E tutto sembrava andare per il meglio: Fiorentina in grande spolvero che pochi giorni prima si era salvata in campionato con un roboante 4-1 sull'Atalanta. C'era il nodo Roberto Baggio da sciogliere. C'era sopratutto una finale europea da giocare, contro la nemica di sempre: la Juventus. "Ciccio" Graziani, da qualche settimana subentrato a Bruno Giorgi, se la giocava da viola, da ex-granata, da ex-romanista, di tutto di più contro i bianconeri, anche per lui l'avversario della vita. La Juve, dal canto suo, godeva dei favori del pronostico, di una finale di ritorno da disputare in campo neutro - la sede di Avellino si saprà due giorni dopo - della serenità di chi sa di essere favorito.
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La violenza squadrista aveva spianato la strada al fascismo verso la conquista del potere, ma per conservarlo e rafforzarlo la sola violenza non sarebbe bastata. Arpinati, che pure le squadre fasciste le aveva organizzate e guidate, lo capì in fretta, e fu tra i primi gerarchi a porsi l'obiettivo di aumentare e rafforzare il consenso degli italiani verso il nuovo regime. Nel 1921 creò i Gruppi rionali - le sezioni decentrate del partito, piccole Case del Fascio sparse per la città - e nel 1923 inaugurò la Casa del Fascio, gettando le basi per un'intensa attività politica, culturale, sociale, assistenziale e sportiva. Arpinati a Bologna e Ridolfi a Firenze intuirono l'importanza che lo sport in generale ed il calcio in particolare potevano avere per conquistare nuovo consenso tra le masse e al tempo stesso forgiare il cosiddetto "italiano nuovo", più forte fisicamente e più disciplinato.
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La scorsa notte ha cessato di battere il cuore di Carlo Petrini, ex calciatore degli anni Settanta, campione d’Europa col Milan nel 1969, e, ultimamente, autore di libri di accusa verso la parte malata del mondo del calcio. Le sue opere sono dedicate al fenomeno del doping, alle scommesse illegali ed alle morti bianche come quello dedicato al caso dell'assurda scomparsa di Donato Bergamini. Carlo Petrini è passato dunque alla storia come il primo reo confesso del calcio italiano.
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Nel giorno della Santa Pasqua la vita sconfigge la morte.
Bentornati a tutti i nostri ragazzi!
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